Tessili, Abbigliamento, Cuoio, Orologeria e Gioielleria

Nuovi Mercati per l'Industria della Moda

Nel 2006 la produzione nazionale di beni di consumo del sistema moda è risultata ancora cedente, se pure a tassi inferiori rispetto a quelli degli ultimi anni. Il sistema moda italiano si trova infatti a scontare una forte debolezza del mercato interno (nei consumi degli italiani la spesa per l'abbigliamento ha perso progressivamente peso a favore di beni e servizi a maggiore contenuto innovativo e tecnologico), ma soprattutto una agguerrita concorrenza con i paesi esteri, in particolare asiatici e dell'Est europeo, che negli ultimi anni hanno notevolmente incrementato le loro esportazioni in tutto il mondo, limitando di fatto la crescita dell'export italiano. Per far fronte a tale situazione l'industria italiana della moda ha avviato un complesso processo di trasformazione che vede le imprese più dinamiche delocalizzare all'estero le lavorazioni più minacciate dalla concorrenza dei paesi emergenti, mantenendo invece in Italia le lavorazioni più qualificate e i processi legati alla R&S, al marketing e alla logistica. La debolezza di alcuni mercati di sbocco tradizionali, come per esempio la Germania, impone inoltre agli operatori nazionali di rivedere ma soprattutto differenziare le loro destinazioni commerciali all'estero.Mercati con interessanti prospettive di sviluppo sono per esempio la Russia e i paesi recentemente entrati a far parte dell'Unione Europea, dove è in aumento la fascia di consumatori a reddito medio-alto in grado di acquistare prodotti made in Italy.

Made in Italy è Boom in Russia

Il crescente interesse del mercato russo per l'abbigliamento italiano è testimoniato  dei dati elaborati de Centro studi Smi-Ati, che evidenziano come dal 2000 al 2006 le esportazioni italiane di abbigliamento verso la Russia  siano aumentate a un tasso medio annuo del 18 per cento. Solo nel 2006 l'export italiano verso questo paese è cresciuto, in termini assoluti, di circa 200 milioni di euro,in termini assoluti, di circa 200 milioni di euro, attestandosi a quasi a quasi 1 miliardo di euro, facendo della Russia il sesto mercato mondiale per l'industria della moda italiana (le importazioni italiani in Russia rappresentano circa il 45% di quelle provenienti dell'intera Unione Europea). A conferma di tutto ciò vi è la consistente partecipazione di aziende italiane alle collezioni moda russe: alla Collection Première Moscow , tenutasi a fine febbraio 2007 presso l'Expocentr Krasnaya Presnya di Mosca, le aziende rappresentative dell'abbigliamento-moda italiano erano ben 200.

Abbigliamento Femminile Vola l'Export Extra UE

Per l'industria dell'abbigliamento esterno femminile il 2006 si è chiuso con un valore della produzione nazionale sostanzialmente in linea con quello dell'anno precedente, circa 10,8 miliardi di euro. A sostenere l'attività sono state soprattutto le esportazioni, che hanno sfiorato i 6 miliardi di euro con una crescita di circa il 4 per cento. I mercati dinamici sono stati quelli extra Ue, che rappresentano quasi la metà del fatturato estero della moda femminile italiana. Da sottolineare soprattutto le ottime performance del mercato russo , dove i flussi del made in Italy sono quasi equiparati a quelli diretti agli Stiti Uniti (è importante evidenziare che numerosi flussi rivolti alla russia vengono triangolati attraverso la Grecia e quindi non consentono di valutare le dimensioni reali dell'export diretto in Russia, presumibilmente non distante da quello destinato alla Francia o alla Germania). Mercati molto vivaci sono anche alcuni paesi asiatici, come Hong Kong e la Cina, che assorbono oltre il 5% delle esportazioni italiane e che nel 2006 hanno registrato incrementi tra il 15 e il 20 percento. Per quanto riguarda i mercati europei qualche tiepido segnale di ripresa arriva dalla Francia e dalla Spagna, mentre la Germania, in passato il principale mercato di sbocco per i produttori italiani, perde la sua leadership (passata alla Francia), evidenziando una forte flessione. Le importazioni, che soddisfano oltre il 40% dei consumatori interni, nel 2006 sono aumentate del 13%, con una posizione sempre più forte della Cina (che controlla circa un quarto delle importazioni totali, riguardanti più che altro prodotti in tessuto). Seguono Romania, Francia e Tunisia, che insieme raggiungono una quaota simile a quella del colosso asiatico. Turchia e Spagna sono importanti fornitori di prodotti di maglieria.

Capispalla e Camicette Chi Perde e Chi Vince

Esaminando nel dettaglio i consumi italiani di abbigliamento femminile emerge che nei primi dieci mesi del 2006 le migliori performance sono state registrate dalle camicette, il cui sell-out è aumentato del 6% circa, e delle confezioni a maglia (+1,3%). Abbastanza deludenti i risultati dell'abbigliamento classico in tessuto, che ha visto penalizzati soprattutto i capispalla, e dell'abbigliamento in pelle. Buone le vendite della moda casual/sportswear, che vale ormai il 70% di quella classica. Dal punto di vista dei canali distributori continua a svolgere un ruolo importante il dettaglio indipendente, attraverso il quale transita più della metà delle vendite, anche se risulta in forte crescita il peso delle catene monomarca/franchising, che ha ormai raggiunto il 23%.

Abbigliamento Uomo: Classico o Sportivo?

Nel 2006 la produzione nazionale di abbigliamento maschile si è attestata a circa 6,5 miliardi di euro, confermando il trend riflessivo degli ultimi anni, da imputare a una domanda debole sia sul mercato domestico sia su quello estero. Un fenomeno degno di interesse è soprattutto il ritorno in auge dell'abbigliamento formale, dopo anni di dominio dello sportswear. Il rilancio della moda uomo classica è avvenuto soprattutto attraverso la proposta di capi formali completamente rivisti per renderli più accattivanti e più moderni, adatti a consumatori ormai abituati a canoni vestiari non troppo rigidi. Come emerge dalle ultime tendenze moda in campo maschile i consumatori prediligono sempre di più mischiare capi moderni con capi vintage e capi classici con capi sportivi (ne è un tipico esempio esempio l'abbinamento giacca classica/t-shirt o camicia-jeans), orientandosi verso articoli leggeri, pratici e utilizzabili nelle varie stagioni. A livello di fasce di prezzo l'evoluzione del mercato è verso le due fasce estreme, da una parte i capi di lusso, in cui sono protagonisti soprattutto i grandi gruppi internazionali e i marchi di maggior pregio e qualità, dall'altra gli articoli economici, area nella quale si collocano le principali catene distributive italiane ed estere del pronto moda.

Jeans Italiani il Momento è Difficile

Prosegue la fase riflessiva dell'industria di jeans che, dopo aver vissuto, a cavallo del 2000, una forte vivacità del mercato con un'inflazione di marchi e nuove proposte, chiude il 2006 con un valore del 2% della produzione totale, comprensiva cioè della produzione realizzata dagli operatori nazionali all'estero, valutata in 2.930 milioni di euro. Anche le esportazioni hanno risentito del periodo poco favorevole, attestandosi su valori leggermente inferiori a quelli del 2005. Ciò anche a causa della crescente concorrenza mondiale sui prodotti di tendenza, che vede crescere i marchi inglesi e americani sui mercati tradizionalmente presidiati dalle aziende italiane.. Dopo le versioni "estreme" degli ultimi anni il jeans sta tornando a stili più sobri, con linee pulite, maggiormente aderenti e a vita più alta, senza strappi e con colori più scuri. Ad avere successo sono soprattutto i capi di fascia fine e medio-fine, dove si posizionano i marchi forti del jeans, e quelli di fascia di lusso, presidiati dai grandi stilisti con proposte premium. 

Import e Outsourching per le Camice da Uomo

I consuntivi 2006 indicano per la camiceria maschile una produzione nazionale in calo di quasi il 2%, a causa sia della forte dinamica delle importazioni sia dell'elevato ricorso, da parte delle imprese italiane, all'outsourcing produttivo. Sul fronte del commercio con con l'estero va sottolineato l'aumento delle esportazioni in valore (+6%), a cui si contrappone una lieve flessione in volume, indice del rialzo dei prezzi. A livello di materiali le preferenze dei mercati esteri vanno soprattutto alle fibre sintetiche/artificiali e al cotone, mentre appaiono in rallentamento la lana e le altre fibre. I principali paesi di destinazione dell'export sono gli Stati Uniti, la Spagna e la Francia. Le importazioni, in crescita del 16%, hanno superato i 430 milioni di euro, quasi la metà dei consumi interni. I flussi provengono soprattutto dalla Cina e dall'Est europeo, in particolare dalla Romania.

Camiceria Maschile lo Scenario Mondiale

Il principale esportatore mondiale di camicie da uomo (escluse le camicie a maglia) è la Cina, che nel 2005 ha raggiunto un flusso di vendite di quasi 2,6 miliardi di dollari, con una quota del 23,4% sul valore delle esportazioni totali. Seguono a forte distanza India e Hong Kong, mentre l'Italia si colloca in quarta posizione con una quota del 4,6%. I maggiori importatori sono gli Stati Uniti, che assorbono oltre il 30% delle importazioni mondiali. Tra i paesi europei l'Italia rappresenta il quarto importatore, dopo la Germania, il Regno Unito e la Francia. Complessivamente le esportazioni mondiali di camiceria maschile si sono attestate a quasi 11 miliardi di dollari (10,5 miliardi di dollari nel 2004), mentre le importazioni mondiali hanno superato gli 11 miliardi di dollari (10,8 miliardi di dollari nel 2004).   

Moda Italiana un Affare Lombardo

Con 10.000 imprese, un fatturato di 750 milioni di euro e una forte vocazione all'export (la percentuale di export sulla produzione è pari a circa 60)il Metadistretto della Moda ha il suo centro a Milano ma si sviluppa su buona parte del territorio lombardo comprendendo 126 comuni di nove province della regione (escluse Sondrio e Lecco). I settori produttivi presenti nel distretto sono, oltre all'abbigliamento (intimo, esterno, maglieria), il tessile, la pelletteria, le calzature, la pellicceria, l'occhialeria. All'interno del distretto la provincia di Varese costituisce l'aggregato principale con 22 comuni e non oltre 25.000 addetti. In provincia di Varese un importante polo produttivo specializzato nelle confezioni e nell'abbigliamento si trova nel Gallaratese e interessa in particolare comuni: Arsago Seprio, Cairate, Cardano al Campo, Casorate Sempione, Cassano Magnago, Ferno, Gallarate, Lonate Pozzolo e Samarate. In questa zona si concentrano, nell'industria dell'abbigliamento, quasi 500 aziende con 2.750 addetti. Vicino al Gallaratese un'altra zona degna di essere citata per la presenza di numerose e importanti realtà attive nel tessile-abbigliamento è il Bustese.

Tessili, Abbigliamento, Cuoio, Orologeria e Gioielleria